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Cura del pelo e salute dello Scottish Fold

Scottish Fold grigio con le orecchie piegate, disteso

Foto: Giuseppefontana055 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Osteocondrodisplasia: la malattia che arriva con le orecchie

La stessa variante del gene TRPV4 che ripiega il padiglione auricolare altera lo sviluppo della cartilagine in tutto il corpo. Il risultato si chiama osteocondrodisplasia dello scottish fold ed è una malattia scheletrica progressiva: malformazione delle estremità degli arti anteriori e posteriori, coda corta e rigida, articolazioni ingrossate, artrosi che si instaura precocemente. La UC Davis, che offre il test, descrive proprio questo quadro nella scheda della mutazione.

Il punto su cui le fonti veterinarie sono concordi è il più scomodo: la malattia non riguarda una quota di soggetti sfortunati. La UFAW scrive che tutti i gatti con le orecchie piegate sviluppano osteocondrodisplasia in qualche misura, e la scheda della RSPCA australiana riporta che il carattere è dominante e che i risultati già disponibili dai primi anni Novanta mostravano come tutti i gatti con la piega ne subissero gli effetti dolorosi, con gravità variabile. La gravità cambia, la malattia no.

Gli omozigoti, cioè i gatti che hanno ereditato due copie della variante perché nati da due genitori con le orecchie piegate, presentano le forme più gravi e precoci, con deformità evidenti e difficoltà motorie importanti. Gli eterozigoti, che sono la grande maggioranza dei soggetti in commercio, mostrano un quadro più variabile: alcuni sviluppano segni marcati già nel primo anno, altri arrivano ad anni di età con un’artrosi che il proprietario scambia per invecchiamento normale.

Quando compare e come si vede

Le alterazioni ossee sono visibili radiograficamente molto presto: la documentazione UFAW indica che si possono rilevare già a sette settimane di vita, e che modifiche ossee evidenti sono presenti entro i sei mesi. Nei casi eterozigoti la malattia clinicamente significativa può comparire dai sei mesi in poi. Questo significa che un gattino apparentemente sano al momento dell’acquisto può avere già lesioni documentabili con una radiografia.

Le zone da guardare sono tre: le estremità distali degli arti, dove compaiono ispessimenti e formazioni ossee attorno alle articolazioni, i garretti, e soprattutto la coda. Una coda corta, spessa e poco flessibile è uno dei segni più semplici da verificare a mano, e va controllata con delicatezza perché può essere dolente. Chi ha un dubbio non deve fare autodiagnosi: la valutazione è radiografica e la fa il veterinario.

Non esiste una cura: si gestiscono dolore e ambiente

L’International Cat Care è esplicita: non esiste alcun trattamento per la malattia in sé. Quello che si può fare è gestire il dolore con la terapia prescritta dal veterinario e ridurre il carico sulle articolazioni, e le raccomandazioni pratiche che la stessa associazione elenca sono banali e molto efficaci: cucce a livello basso, ciotole rialzate, rampe o gradini per raggiungere i punti che il gatto usa, superfici morbide e calde per il riposo. Una cuccia nido morbida e lavabile tenuta a terra copre da sola due di queste voci.

Il secondo strumento è il peso corporeo, ed è quello su cui il proprietario ha il controllo più diretto. Ogni chilo in eccesso aumenta il carico su articolazioni già alterate, e in un gatto che si muove poco il sovrappeso arriva senza farsi notare, con le conseguenze descritte in il gatto grasso. Nei casi gravi, in cui il dolore non è più controllabile e la mobilità è compromessa, la letteratura veterinaria e le associazioni di tutela citano anche l’eutanasia fra gli esiti possibili di questa malattia.

Orecchie, reni e cuore: le altre voci

Il padiglione ripiegato riduce la ventilazione del condotto e rende più difficile ispezionarlo, quindi cerume e otiti passano inosservati più a lungo. Il controllo settimanale è una routine da imparare da subito, con un prodotto veterinario e mai con bastoncini spinti dentro. Il mantello, corto o semilungo a seconda della varietà, si gestisce con una passata settimanale di pettine e spazzola per gatti, che serve anche a scoprire zone dolenti e noduli.

Poi ci sono le patologie ereditate dalle razze usate come outcross. La UC Davis include lo scottish fold fra le razze per cui offre il test per il rene policistico legato al gene PKD1, trasmesso in modo autosomico dominante, e il Cornell Feline Health Center elenca british shorthair e american shorthair, cioè proprio le razze ammesse come incrocio, fra quelle predisposte alla cardiomiopatia ipertrofica. Il quadro renale a lungo termine è quello descritto in la malattia renale del gatto.

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